USA: continuano le violenze
razziali e le proteste di piazza
Usa, non c’è pace a Ferguson: ferito 18enne
Stati uniti. Colpi di pistola tra manifestanti e polizia alle commemorazioni per l’anniversario della morte di Michael Brown
Da il manifesto del 11.08.2015
Pubblicato 10.8.2015, 23:59
Quattro minuti e mezzo, a ricordare le quattro ore e mezza passate per terra da Michael Brown, dopo essere stato colpito a morte il 9 agosto del 2014.
Un raccoglimento colmo di dolore e forza, a Ferguson in Missouri, luogo simbolo delle morti degli afroamericani per mano della polizia. Ma da Ferguson in avanti, sono state talmente tante le vittime, una scia continua e costante a confermare statistiche e pareri, che non poteva finire tutto in una misurata e raccolta veglia. Poco dopo infatti, polizia e manifestanti si sono ritrovati come tante altre volte, compreso un anno fa, a fronteggiarsi in modo violento.
Polizia da un lato, manifestanti dall’altro, disposti nei pressi di West Florissant Avenue, poco distante da Canfield Drive, il luogo dove Brown venne ucciso. La polizia si prepara, qualche manifestante, come si poteva vedere in diretta grazie ai tanti tweet, ai video e alle foto, camminava di fronte ai plotoni, poi la consueta confusione. Poco dopo giungono le notizie di spari, mentre gli scontri tra manifestanti e forze di polizia andavano avanti. Il risultato è — al solito — tragico. Ferito e all’ospedale — in gravi condizioni, pare — un dicottenne afroamericano, colpito dalla pistola di un agente, che avrebbe reagito al fuoco del ragazzo. Un’altra serata e notte di riot a Ferguson, sintomo di un’America diseguale, nella quale la comunità afroamericana non riesce a spegnere la propria collera.
La veglia era cominciata in modo pacifico. Le migliaia di persone giunte a Ferguson avevano ricordato con compostezza Michael Brown diciottenne afro americano ucciso da un poliziotto proprio un anno fa, il 9 agosto scorso. Ma in questi 365 giorni trascorsi dalla morte di Brown, disarmato e ucciso sono caduti tanti altri neri. Secondo una ricerca del sito Vice News sarebbe oltre mille le vittime afroamericani per mano della polizia, in un solo anno. Altre vittime sono sospette — come il caso di Sandra Bland impiccata nella sua cella dopo un arresto particolarmente violento– e più in generale Ferguson ha aperto molti interrogativi sull’America di oggi e la sua capacità di far fronte alle richieste di una società che non discrimini per il colore della pelle. Lo stesso presidente Obama, colpito in prima persone da un anno terribile di violenza poliziesca contro la comunità afroamericana, ha vissuto come una sfida al suo mandato questa serie di violenze.
Ne ha parlato, ha denunciato l’impunità degli agenti, ha cercato di porsi come persona dialogante, ma queste morti sono un colpo alla sua presidenza, la prima di un afroamericano. Ad aumentare la rabbia della comunità la decisione, nel novembre scorso, da parte della giuria di St Louis di non processare l’agente che avrebbe colpito a morte il 18enne Michael Brown.
Un altro gesto letto come un’ingiustizia, specie di fronte a una situazione carceraria che sembra una condanna per i neri. E così a Ferguson, dopo la veglia e la commemorazione, è partito un film già visto.
Scene di scontri tra forze di polizia in tenuta antisommossa e manifestanti, con almeno due sparatorie, secondo alcuni testimoni. Nel corso di una di queste, tra chi protestava e alcuni poliziotti in borghese, sarebbe rimasto ferito un ragazzo nero. Secondo le prime notizie si sarebbe trattato di un ventenne, poi, a quanto scritto dovrebbe trattarsi di Tyrone Harris jr., amico di Michael Brown e come lui di diciotto anni.
Sarebbe stato lui il giovane che ha aperto il fuoco contro la polizia in occasione delle manifestazioni e sarebbe stato a sua volta ferito dai poliziotti.
Il suo nome è stato riportato per prima dal giornale locale, il St. Louis Post-Dispatch, secondo cui Harris è stato sottoposto ad un intervento chirurgico a causa delle ferite riportate. Il capo della polizia di Ferguson, Jon Belmar, durante una conferenza stampa ha specificato che alcuni agenti in borghese avrebbero seguito l’uomo per un tratto di strada precedente a quello in cui sarebbe avvenuta la sparatoria, «perché sospettavano che fosse armato».
L’uomo — secondo la ricostruzione della polizia locale — si sarebbe avvicinato agli agenti, quattro in tutto, che si trovavano in un furgone civetta della polizia, ed ha aperto il fuoco. Gli agenti avrebbero risposto al fuoco dall’interno del veicolo e poi hanno inseguito l’uomo a piedi che ha sparato di nuovo: a quel punto i quattro poliziotti hanno risposto di nuovo al fuoco colpendo l’uomo, che è stato trasportato in ospedale. Nessuno degli agenti è rimasto ferito in modo serio. Sugli eventi di Ferguson è intervenuta anche la ministra della giustizia americana, Loretta Lynch: «Condanno in modo fermo la violenza contro la comunità, inclusi gli agenti di polizia».
E non sembra sia finita. Perché se la polizia ha utilizzato gas e lacrimogeni per disperdere la folla, è probabile che oggi quelle scene si possano ripetere. Nella giornata di Ferguson, infatti, sono previste altre iniziative, nell’ambito di una giornata di «disobbedienza civile» che proverà a compattare le tante anime del movimento ormai noto come «BlackLivesMatter».
Ragazzo afroamericano e disarmato ucciso da un poliziotto «in prova»
STATI UNITI. In Texas, un anno dopo l'analogo caso di Ferguson
Andrea Benitez AUSTIN
Da il manifesto del 09.08.2015
Pubblicato 8.8.2015, 23:59
Un anno dopo l’analogo episodio di Ferguson (costato la
vita a Michael Brown, 18 anni), un altro giovane afroamericano
e disarmato è stato ucciso l’altra notte da un poliziotto «in
prova» a Arlington in Texas.
Secondo le ricostruzioni dei giornali e delle tv locali, il 19enne Christian
Taylor intorno all’una di notte era davanti alla concessionaria Classic
Buick GMC usando un Suv per mandare in frantumi la vetrata dello showroom.
Di qui la chiamata al 911 da parte della sicurezza, che aveva osservato la
scena da una telecamera di videosorveglianza. La versione ufficiale di
ciò che è accaduto in seguito viene, invece, fornita dal sergente Paul
Rodriguez, portavoce della polizia. «Il nostro agente è intervenuto.
C’è stato un alterco con il ragazzo. L’agente ha estratto l’arma e ha colpito
il sospetto». Taylor è stato dichiarato morto alle 1.47: anche la polizia
ammette che era disarmato.
A sparargli e ucciderlo è stato Brad Miller, 49 anni, poliziotto
operativo ma ancora con supervisor perché era stato arruolato solo
a settembre e aveva completato gli «studi» all’accademia di polizia
il 1 marzo scorso. Miller non poteva vantare nessuna esperienza prima
dell’entrata in servizio nel Dipartimento di polizia di Arlington.
Risulta già sospeso, in attesa dell’esito dell’inchiesta.
Le immagini dell’episodio sono state registrate solo dalla telecamera che
controlla il traffico. Non ci sono, per altro, inquadrature che documentano
la sparatoria. E la polizia locale ha anche provveduto a rilasciare
le informazioni sui precedenti del ragazzo: nessuna condanna penale, tuttavia
a dicembre risultava in possesso di «sostanze controllate» e nel
settembre 2013 ad un controllo di polizia era stato trovato con 11 tavolette
di hydrocodone senza prescrizione.
Di altro tenore, la famiglia. «Era un bravo ragazzo» commenta lo zio di Christian
Taylor. Si era diplomato alla Mansfield Summit High School e giocava
a football nella squadra dell’Angelo State University di San Angelo.
Taylor riprodotto difensiva al Summit Mansfield.
«L’avevo incontrato giusto ieri in ufficio» racconta Travis Pride,
l’allenatore di Taylor che giocava in difesa nella formazione di football.
«Christian era un ragazzo carismatico e leader nella squadra».
E il portavoce della Angelo State University ha dichiarato: «Siamo
tutti terribilmente tristi per la sua famiglia e gli amici».
Taylor, che stava entrando nella sua stagione da sophomore, ha ricevuto una
borsa di studio per giocare a football nella squadra. Nella preseason
aveva già realizzato due intercetti, dimostrando di essere già pronto per
il campionato. La prima partita è in calendario il 19 settembre
all’ AT & T Stadium di Arlington contro Bacone College of Muskogee
(Oklahoma).
In una recente inchiesta The Guardian ha letteralmente radiografato gli
omicidi nei primi cinque mesi di quest’anno negli Stati Uniti. «La conta»
(come s’intitola il documentato studio del giornale britannico) parla di
464 persone uccise dalla polizia (3 al giorno), di cui 102 disarmate: 32%
erano neri, 25% ispanico e 15% bianchi.
La statistica si è cimentata con gli agenti dei 18 mila tra dipartimenti,
locali, statali e federali di polizia di tutti gli Usa. «I numeri
mostrano la totale sproporzione tra i neri, che secondo l’ultimo censimento
rappresentano solo il 13% degli americani, ed il 29% uccisi dalla polizia»
evidenzia il giornale. Le vittime di armi da fuoco risultano 408, ma ci
sono anche 27 morti causati dai Taser, pistole elettriche che non dovrebbero
essere armi letali. Lo Stato con il numero maggiore di vittime della polizia
è la California: 74 dall’inizio dell’anno. Il dipartimento di polizia
con il più alto numero di persone uccise è quello di Los Angeles, terzo
per dimensioni negli Usa.